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Aligi Sassu

“ Ciclo di vita “, così Pituello definisce questo momento della sua pittura. Non punto d’arrivo e neppure di partenza, in quanto questi dipinti mi paiono proprio, sicura fase di transizione della sua ricerca, un passaggio obbligato di una esperienza pittorica, di vita, ma densamente configurata in termini precisi, di pittura. Perché alla base dei significati di queste opere vi si ritrova un contenuto preciso dell’immagine. Ma, la ragione prima è il colore, la pittura, come significato; un discorso che Pituello elabora in sé in un dialogo polemico con se stesso, per dare una ragione agli urti e ai contrasti che la vita quotidianamente ci propone. Il passaggio dalle prime opere che ho visto sino a queste è stato graduale, si va evidentemente a poco a poco chiarendo in lui l’idea del bene e del male, radice di ogni ragione di vita: non tanto in termini spiritualistici quanto nella dialettica interna insita nel pittore, del colore e delle forme.  Il discorso che ci propongono questi dipinti perciò è squisitamente attuale, perchè il processo di formazione dell’immagine si identifica non in termini di trascendenza, ma nella concreta risoluzione di modulazioni di colore, una percezione che inizia dalla realtà per fare dell’intuizione interiore un’immagine concreta fenomenica del suo mondo.  Il mondo esterno non necessita così di un’oggettività; rappresentazioni di cose, di paesi, di figure, ma trova proprio una sua autonomia negli aranci, nei gialli, nei verdi, nelle stesure luminose del colore; quell’eccitazione dell’immagine vive in una sua legge di struttura e di composizione; una forma, tante forme autonome, ed ognuna è un “Ciclo di vita” che alla lettura può anche apparire un paesaggio, fiori od oggetti, ma in realtà sono pittura, proprio per quel sentimento vitale che rende attivi gli spazi e i colori alla sensibile molteplicità della vita.

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"Come la cellula uscendo dallo schema codificato inizia una reazione denominata tumore, spesso causa di morte dell’intero agglomerato delle cellule sane, così l’artista che non è immesso nel sistema può venir individuato come un male, in un primo momento per sé più che per gli altri, poi solo per quegli altri non identici a lui, a lungo andare determinando la morte dell’intero sistema per “inquinamento elettivo”. Le misure della valutazione allora cambiano, e ciò che aveva trovato il maggior plauso passa secondo a quanto, non essendo stato figurativamente fatto di moda, diventa testimonianza del tempo.  Pituello può venir considerato individualmente di là da ogni contesto programmato, di fuori della consuetudine, poiché la sua carica differenziata ed il suo valore soggettivo iniziano già con l’atto – vivere. Nemmeno nella quotidianità s’accostuma alle convenzioni, né si vuole imporre in forza di una baronia politica o commerciale, veri cancri nocivi dalla civiltà artistica d’oggi. Ma egli – male ancor più grave – supera il livello medio delle sensazioni intellettive, nella ricerca di un’essenza che va a scavare nel profondo, oltre le validità epidermiche degli aspetti. E’ insomma il cittadino di un mondo utopistico, di quella ideale Repubblica delle Arti che in qualche paese probabilmente sussiste, in Italia no. Valore e sincerità cultura e desiderio di perfezione sono alla base di ogni ideale anche da noi; solo che, come il pesce nello stagno inquinato, difficilmente riescono a sopravvivere agli esempi di chi intende la padronanza della cosa pubblica o cittadina come fatto d’interesse di là da ogni più elementare parvenza di retta condotta morale. Ne deriva che sincerità e cultura, validità e perfezione risultano antitetici alla rinomanza, alla “quotazione” e sono negativi ad un vivere che si vuole chiamare civile ma che rimane puramente associativo. L’esempio trascinando all’azione, lo stagno si inquina giorno dopo giorno sempre più e perciò mi meraviglia che vi possano ancora vivere artisti come Pituello, così aperto, così sincero, così valido, indifeso.  Dichiaratamente sempre alla ricerca di un superamento dei propri mezzi espressivi, palesemente in divenire di là dagli interessi, come avverte il colore e la superficie così stende la costruzione, dirompendo essa di la dai limiti.  L’oggettività della natura è così fatto pretestuale per una realizzazione utopistica ma efficace, in cui si sfaldano percezioni del corpo femminile e del paesaggio, in una unità che ci pone al centro di una vita universale riorganizzata a misura spirituale dell’uomo. Il carattere fermo ed integro di Pituello, la condotta chiara che lo porta a disertare gli imbrogli e i facili guadagni che caratterizzano il mondo culturale della Milano d’oggi, trovano così risalto e perfetta collocazione. Si esternano in una pittura adamantina pur essa, immediata, onesta, efficace. Blocca una sua visione del reale traducendo in solidità alla superficie gli andamenti reperibili nella vita di sempre, decantandone le funzioni. Ristrutturazione del banale per caratterizzarlo di sé come sub consciamente ogni persona onesta intenderebbe ricostruire la società attuale. Riproposta del tangibile caricato delle passioni dell’arte. Affermazioni palesi e chiaramente leggibili d’una validità che a forza determinerà il paragone, poiché non ha bisogno dell’impostazione consumistica, politica, civile, mercantile, sistemizzata, per far intendere le proprie qualità. Per cui Enzo Pituello, mondo a sé stante nell’autonomia della completezza interiore, è così vero e così artista da risultare, oggi, come una cellula che, uscita dallo schema, inizia una reazione denominata tumore, auguratamente causa di morte per l’intero agglomerato delle cellule sane e di quella salute che esse chiamano civiltà democratica e che noi ribattezziamo ignominia.

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Vittoria Colonna

"Ho conosciuto Pituello nella Cascina Cassinazza di Pantigliate; c’era una sua mostra di pitturaIl cortile conserva ballatoi di legno guarniti di gerani e petunie. Volgendo lo sguardo, appena varcato l’androne di accesso, sull’unico muro sgombro di finestre, un grande affresco che rammenta in simboli la mitica storia di origine umana.    Adamo ed Eva, nudi, esili, stupefatti, al centro di un paesaggio senza tempo, protetti (o minacciati o spronati) da un Pegaso a tre teste.   “Questo affresco riflette l’ultima tappa della mia ricerca interiore giunta, dopo tante evoluzioni, all’identificazione della vera essenza umana attraverso l’esoterismo che la Grande Tradizione ci propone”, spiega Enzo Pituello muovendo incontro ai visitatori con la sua andatura distratta di eterno ragazzo: alto, snello, i folti capelli neri scomposti, il viso divorato dall’intensità dello sguardo. Occhi grandi, vivi, intelligenti, inquieti, curiosi di tutto, impazienti eppure attenti, filtro al contrasto dei sentimenti -passione ed ironia, follia e concretezza, tenerezza e distacco- occhi che hanno assorbito migliaia di sfumature (mondo e colori), centinaia di altri occhi, e tuttavia sanno ridestarsi nuovi ad ogni mattino perché non conoscono menzogna.                                             Enzo Pituello, oggi, vive qui, in questa cascina ai margini della Milano Nord, sorta sulle basi di un antico monastero secentesco, in seguito sconsacrato da San Carlo Borromeo.  Pare vi abbiano soggiornato Renzo e Lucia….   Il nome d’origine “la Fornasetta” è diventato quello dell’attuale ristorante gestito da Zeno. Zeno, collezionista di Pituello, gli ha ceduto alcuni locali da ristrutturare e i novelli ‘promessi sposi ’ –questa volta Enzo e Morena– se li sono sistemati con libero gusto d’artisti. E’ una casa “viva”, aperta ai “veri” amici che quasi ogni sera si incontrano dai Pituello.     Il camino è acceso – Hiram (11 anni di libertà e correttezza, linguaggio perfetto, spontaneità sempre, rispetto al momento giusto) Hiram bello come un dipinto senese, si unisce al discorso oppure tace e ascolta. Quando Morena lo sollecita perché vada a dormire rivolge uno sguardo ad Enzo e chiede la proroga di un quarto d’ora.  La vita di Pituello è talmente densa di significati da rappresentare in sintesi l’essenza dei suoi quadri. Ne ha pochi in casa: “Dopo l’olocausto”, “Scultura”, “ Giochi di gatti”… . Gli altri -tanti- che ha dipinto appartengono ai collezionisti o sono nei musei di mezzo mondo. Ma basta guardare, attentamente, questi pochi: affollati di simboli e tuttavia distesi nella contrastante armonia di audaci colori, levigati o materici, densi, lucenti, intriganti. Una somma di idee, emozioni, allusioni, gioco di ambiguità, una tensione palpabile in bilico fra realtà e sogno, memoria e proiezione, conoscenza e ipotesi. Veramente -come egli stesso dice- la “materializzazione di un’ idea cosmica”.simbolistica, era molto incuriosito, sapevo che le raffigurazioni simboliche possono evocare in noi messaggi, essi vanno usati per richiamare immagini dal subconscio.  Effettivamente l’atmosfera rispondeva esattamente. Le opere erano molto eloquenti, Macro Microcosmo, Elisse, Energia Cosmica, il sigillo di Re Salomone ecc. Le immagini erano molto eccitanti, produssero in me notevoli vibrazioni, l’emozione era prodotta anche dai colori smaltati e trasparenti: la stessa emozione di quando si assiste ad una funzione religiosa in una cattedrale gotica. Dalle vetrate poste così alte,alla ricerca della luce, ci perviene un messaggio cromatico altamente emozionale, anche se non riusciamo a leggerne i contorni. Tra un bicchiere di barbera e l’altro,Pituello mi disse: “Questa vecchia cascina lombarda, austera, sobria, mi aiuta molto perché richiama parecchi amici che vengono ad ossigenarsi, c’è una distesa verde che confina con l’infinito. Quando dopo le feste in famiglia, ritorna la calma, mi devo concentrare molto, perché la prossima serie di quadri sarà dedicata ai TAROCCHI. Mi sento pronto per affrontare questo argomento,dato che da anni tratto una pittura simbolistica. Per mezzo di queste misteriose figure collegherò il macrocosmo con il microcosmo. I miei templi si animeranno di personaggi: il bagatto, il matto, l’angelo della vita, l’angelo della morte, un papa, una venere dai capelli d’oro, la ruota della fortuna ecc. Si dice che queste carte misteriose esprimano pittoricamente la saggezza eterna. Si parla di un libro scampato agli incendi che distrussero le magnifiche biblioteche di Alessandria d’Egitto; i TAROCCHI formano un opera perfetta capace di costituire una fonte di verità avvolta sotto i veli di un simbolismo profondo, talmente arcaico da confondersi con le origini dell’uomo. Lo studio dei simboli contenuto nei Tarocchi ci può aiutare ad affrontare il problema dell’uomo e dell’ignoto”.   E’ passato un po’ di tempo, i Tarocchi crescono; essi sono 22, sono brillanti, trasparenti e tempestati di cose preziose.                               “Come fai ad ottenere questi effetti altamente cromatici?”         “I miei antenati erano mosaicisti in Aquileia, l’arte musiva bizantina mi stimola, ma anche l’affresco, la vetrata ed i gioielli. Il tutto è sorretto da un ascolto continuo della musica. La musica produce in noi le visioni di immagini che successivamente evocano in noi temi musicali. Tutti gli amici della cascina mi aiutano ad organizzare un grande happening. Lo scopo è di trasmettere tutte le vibrazioni, gli stimoli che cerco di comunicare attraverso la mia opera pittorica”.